Maria costruttrice di pace

Maria, madre della Chiesa, ci tende la mano nella pace….

Seguiamola per essere con Lei costruttori di pace. (la Voce 1.2015)

In un periodo di crisi così profondo, dove riusciamo a fatica (o non riusciamo) a distinguere il bene dal male non possiamo non metterci sotto la protezione di Maria, affinché interceda per le nostre famiglie, per le nostre città, per i popoli dilaniati dalle guerre, per i bimbi senza famiglia.

Maria sa, conosce le debolezze dell’uomo, ma non si arrende e continuamente intercede presso il Figlio per il bene dell’umanità.

È dunque nel nostro cammino di fede che Maria ci viene incontro, ci tende la mano e ci guida verso la vera pace. Quella pace che è così lontana dal sentire di tanti uomini, perché essi sono insensibili all’idea della solidarietà, della reciprocità, della possibilità di vedere nell’altro il fratello.


Diffondiamo la pace in prima persona

Tutti desideriamo la Pace… Nella realtà tutti siamo pronti a delegare agli altri le responsabilità, senza agire in prima persona, senza interrogarci, senza riflettere sulle nostre azioni quotidiane, senza accogliere pienamente il dono divino della vita. Forse ancora non abbiamo compreso che la pace deve regnare nei nostri cuori, nella nostra mente, nelle nostre famiglie prima che nel mondo intero.

Ciascun credente dovrebbe ispirarsi a Maria per avviare un cammino di vita serio, secondo lo spirito proprio del messaggio evangelico. Bisogna perciò educarci ad amare e a vivere con benevolenza, più che con la semplice e asettica tolleranza. Dobbiamo educarci al rifiuto della vendetta, a riconoscere i torti, a perdonare. Occorre rinunciare anzi rifiutare quella falsa pace che induce solo al ripiegamento su se stessi e che, di conseguenza, porta all’indifferenza.

Sforziamoci di vivere nella preghiera, nella semplicità, nel sentire la voce del fratello sconosciuto, nel lenire il dolore dei bimbi abbandonati, nel gioire tendendo la mano…

Allora nella nostra vita agiremo seguendo veramente Maria… e la pace non risulterà essere più soltanto un’utopia.

Arturo Carapella